No, nessuna polemica ma il piacere di riportare una conversazione,un concetto e delle righe scritte da un amico il quale,nell’imminenza di diventare padre,mi ha coinvolto in queste riflessioni che hanno il solo volere di dare uno spunto costruttivo oppure..si può sempre viaggiare nella vacuità del
tanto è lo stesso.

Sono prossimo a diventare genitore e mi chiedo se non sia il momento di una riflessione.
Se esiste una democrazia questa si chiama rete, network se vi piace.

Chiedo: vi sembra che le generazioni a venire ci somiglino?

NO! non  vogliono.
Una sorta di decameronico Dioneo, di “dispensato dai doveri”.
Ecco cosa sono i ragazzi d’oggi.
Respiro poco quel profumo di sobrietà che ha contraddistinto le generazioni con i capelli bianchi, quel senso del dovere che ha riempito di orgoglio noi e i nostri padri, quella capacità di emozionarsi di fronte alla quotidianità, la gratificazione che discende dall’onestà. Perché tanto “quella” non fa notizia. Non rende originali ed unici.
Lo stereotipo di oggi è diverso: i media che trasmettono il valore del successo senza sforzo, della fama e della gloria.
La caducità dell’essere umano trova in questo nuovo decennio un’espressione nuova, massima. 

Nessuno se ne avvede però e gl’impegni nevrotici che pervadono ogni istante dell’esistenza ci fanno perdere di vista che la Vita è frutto di un’attenta pianificazione più che di un’inconsistente improvvisazione.
Dedizione, umiltà, introspezione, rispetto, fatica.
Le basi di ogni più fulgido periodo sono passate attraverso tutto questo.

Ma la noia passiva che scelgono i nostri figli quando non considerano la cultura come un valore, quando non gioiscono delle vittorie sudate, quando non scelgono, quando computer, cannabis e vuotezza riempiono le loro svogliate giornate.
Già, perché questa è la sola ed unica debolezza dell’essere.
Ma la riflessione sta a noi perché sta a noi trasmettere il come ed il perché, il dove ed il quando, i tempi ed i modi.

Si sente “voglio che mio figlio abbia ciò che io non ho avuto”.
NO.

Non sarà “avere” ma “essere”, non sarà “avere” ma “dare”. Questo è la felicità.
Internet è la nuova “livella”: sì, l’ultimo ad essere democratico sarà questo impersonale/spersonalizzato mezzo di trasporto di pensieri.
Questo mezzo abbiamo scelto per arrivare a dar voce a tutti coloro i quali avranno qualcosa di buono da dare e da dire.
Possiamo scegliere di rimanere spettatori o diventare attori che esprimono il proprio punto di vista che, oggi come non mai, è necessario tornare ad avere.”

Grazie  Francesco e per avermi permesso non solo di pubblicarlo  anche  se ho dovuto adattare il testo;

Buona continuazione,Massimo